CP26

It’s about to happen, and you most likely won’t be there.

About CP

Conceived by the artist Daniele Sigalot in 2011, Coppa Pizzeria is an international tournament of asymmetric and irregular football that reflects the imperfections of modern society and the flaws of the human condition. A large-scale collective gesture that celebrates the absurd, injustice, and ego as forms of art. A grotesque and ruthless field where every action is performative and every arbitrary decision is a political act.

For the 2025 edition, the artistic direction was entrusted to Antonello Colaps who, together with the artist and with Gianluigi Prencipe and Dopolavoro® Studio, conceived a new scenario for the tournament: a modular arena built from shipping containers, set within the port area of Naples. An ephemeral yet powerful architecture that evokes the Colosseum as a ritual space, transforming it into a temporary refuge for a nomadic tribe that gathers once a year, bringing creativity, conflict, and visions onto the field of play. A choral performative device that elevates madness to a critical and necessary language, articulating an unregulated artistic practice, removed from any logic of authorization or institutional recognition.

CP26 will be played in Naples on May 10, 2026.


CP25: A MONUMENT TO NOTHINGNESS

PURE COPPA PIZZERIA

PAST EDITIONS

CP25

Ideata dall’artista Daniele Sigalot nel 2011, la Coppa Pizzeria è un torneo internazionale di calcio asimmetrico e irregolare che riflette le imperfezioni della società moderna e i difetti dell’essere umano. Un grande gesto collettivo che celebra l’assurdo, l’ingiustizia e l’ego come forma d’arte. Un campo grottesco e spietato, dove ogni gesto è performativo e ogni decisione arbitraria è un atto politico. Per l’edizione 2025, la direzione artistica è stata affidata ad Antonello Colaps che, insieme all’artista e con Gianluigi Prencipe e Dopolavoro®️Studio, ha concepito un nuovo scenario per il torneo: un’arena modulare costruita con container, allestita nell’area portuale di Napoli. Un’architettura effimera e potente che richiama il colosseo come spazio rituale, trasformandolo in rifugio temporaneo per una tribù nomade che si riunisce, una volta l’anno, portando sul campo da gioco creatività, conflitti e visioni: un dispositivo performativo corale che elegge la follia a linguaggio critico e necessario, articolando una pratica artistica non normata, sottratta a ogni logica di autorizzazione o riconoscimento istituzionale.

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